La costante sensazione
Barcollante spettatrice dell’alba
cinerei.
il tuo splendido corpo addormentato.
Il rumore del tuo respiro si fonde e scandisce
quello del battito assurdo
del mio piccolo, inutile
cuore.
Premetto. Ho perso un maglioncino nero di filo sottile, un pò elasticizzato. L’ho cercato ovunque avesse senso cercarlo. Poi, conoscendomi, ho iniziato a scrutare quei posti dove mai dovrebbe finire un pullover. Ho guardato vicino al letto e nel cesto della biancheria sporca. Poi ho fatto passare la seggiola dei panni puliti. Non era nel cassetto delle felpe e nemmeno a casa del mio ragazzo. Ieri per caso, mi è venuto in mente mentre parlavo con mia madre. Le ho accennato il fatto che non lo trovavo. Mia madre mi guarda cristallina e ribatte che LEI questo golf non l’ha mai visto. Io rido di un riso un pò amaro un pò divertito (difatti, lei, per non saper ne leggere ne scrivere, non ha mai visto nulla di quanto cerco, si tratti di un mazzo di chiavi, un giubbotto, un libro o un profumo)e replico che non può non averlo mai visto, che l’ho comprato con l’unica camicia bianca in mio possesso, e l’ ho già indossato. Mia madre emette un gridolino, salta nell’ altra stanza e torna con un golf nero. Purtroppo, quello di cotone che comincia ad essere smunto ed alquanto vissuto, e che, pecca ancora più grande, non a,entra nulla con l’oggetto della mia ricerca…ma apprezzo lo spirito. Ella vorrebbe, come ogni madre, risolvere in tempo zero la questione, per dedicarsi ad altro. Decido di soprassedere. Passo a dell’ altro. Riordino i libri che si ammassano grevi sul comodino. Una melodia mi passa per la testa. La assecondo volentieri. La porta si riapre con delicatezza. È mia madre che, improvvisamente, si è ricordata dell’ esistenza della maglia nera, sa che c’è. Pur non sapendo dove essa si trovi, la maglia c’è.Di solito, a questo punto, tra me e me inizio a riflettere sull’oscura ragione che potrebbe condurmi a dar la caccia ad un oggetto che non ho mai posseduto. Sono ragionamenti che faccio in solitudine, perché a quel punto, mia madre zampetta via come il passerotto che è. A questo passaggio, oramai, il segugio è partito, prima o poi arriverà alla pista giusta. Questo che ho descritto è un rito, che si celebra ad ogni sparizione. Ci sono dei giorni in cui penso proprio di essere strana. In alcuni momenti leggo questa certezza negli occhi di chi mi fissa e ride, più o meno velatamente. A volte guardo mia madre, penso che è proprio una creatura, che non è di questo mondo. E penso che lei, e lei sola avrebbe potuto trasmettermi l’amore profondo ed inscindibile per la lettura, per le parole ed i tramonti (assolutamente slegati dal senso pratico, dal senso del tempo, quello della misura; ho pensato di avere senso dell’orientamento, mi sono persa;so di non avere senso logico comune).Quando ero piccola, rideva, dicendo di avermi trovata sui gradini di una chiesa, ed avermi raccolta perché le sembravo in bilico…oppure mi portava in bicicletta cantando le canzoni della resistenza..che tipa assurda!Dotata di un’ intelligenza viva, vispa, sua, particolare, mia madre ha memoria di qualsiasi libro abbia affrontato. Anche ora, che più io cresco, più, ovviamente, anche lei si adegua ed allinea con le regole implicite della nostra natura, proprio lei che mi è sempre sembrata rispondere a logiche diverse, anche ora talvolta la guardo coi miei occhi di pupa. Moltissimi amici hanno madri che sono di roccia, sembrano in grado di sopportare qualsiasi tempesta, esse sono donne solide che molto ammiro e dalle quali tantissimo avrei da imparare. Ma la mia piccola mamma fragile, catastrofica, ora che sto crescendo e mi rafforzo, con tutte le sue logiche assurde è comunque colei che mi ha insegnato a camminare, a nuotare, ed amare i classici. Però, se in comunione assoluta, ci cazzo venisse in mente dov’è il golfino infame, sarei più contenta di sicuro.